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I PETSTONES #1

30/03/10

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Estratto dalla conferenza del prof. C.R. Petwin di lunedì 22 marzo 2010

“Gentili presenti, con grande orgoglio e indescrivibile emozione sono qui oggi per portarvi indietro nel tempo a milioni di anni fa. Da anni ormai io e la mia equipe giriamo il mondo tra continui scavi e rigorosi studi nel tentativo di ricostruire la nostra storia, eppure la più grande scoperta è stata fatta quasi per caso: sulle rive del nostro amato laghetto è stato infatti rinvenuto un reperto ben conservato, che ci ha così condotti al glorioso ritrovamento di quello che doveva essere un insediamento di AustraloPEThechi!
Ebbene sì, miei cari presenti... proprio qui, nel nostro villaggio!!!!
Questa entusiasmante scoperta ci ha così permesso di riportare alla luce la vita che è stata, e pezzo per pezzo abbiamo immaginato come vivessero questi pettinidi.
Il reperto in questione è quello che gli studiosi definiscono “Mattarellum Bellicum”: si tratta di uno dei pochi utensili che questi pettinidi utilizzavano, anzi, addirittura sembra che solo in pochi, pochissimi, fossero davvero abili nel maneggiarlo. Sul suo effettivo utilizzo molti sono ancora i dubbi, tante le ipotesi...

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Zippa abitava sulle rive del laghetto. Ma chi era costei??
Ancora orgogliosa della recente conquista della posizione eretta, impresa di un’inimmaginabile fatica (già la immagino inveire contro l’inventore del tacco a spillo: “Ma te stai male... già nun je la faccio a sta' dritta...mo devo salì pure su quei cosi lì!!”), guardava speranzosa al futuro.
Era una pettinide dalle capacità craniche particolarmente sviluppate, uno spiccato senso di adattamento in una realtà tanto incontaminata quanto impervia, e una sorprendente inclinazione per la lotta per la sopravvivenza.
Oh, no, non era una tipetta attaccabrighe, o almeno non lo era senza motivo. Viveva infatti pacificamente e in totale armonia con i suoi compagni dedicandosi a loro ed aiutandoli nella loro evoluzione, ma quando qualcosa proprio non le piaceva, non indugiava a minacciare il malcapitato con il suo inseparabile Mattarellum - uno strano aggeggio sconosciuto agli altri che in una notte di ispirazione aveva inventato proprio lei - e a parte qualche “Se non tieni le manine al posto tuo e non lasci stare chi sai tu, te lo rompo in testa!” o un “Vuoi che introduca or ora nella Storia i concetti di culto dei defunti, bare e salti nel laghetto?!?!?!?” , la lotta per la sopravvivenza non era nulla di più. La realtà è che un grande affetto legava tutti i pettinidi e nel piccolo villaggio ognuno si occupava dell’altro.
Zippa, ad esempio, era colei che aveva il compito di procurare il cibo per la combriccola: all’epoca l’agricoltura non era ancora sviluppata, e così i nostri antenati vivevano di caccia e di pesca, attività per le quali la nostra protagonista aveva da sempre manifestato grande dedizione. Dai gusti non troppo esigenti, cacciava nel pieno rispetto della catena alimentare con il suo inseparabile Mattarellum (tecnica rudimentale ma assai efficace) e pescava i deliziosi e bizzarri pesciolini che sguazzavano nel laghetto, anch’essi in rapida evoluzione. Unica pecca dovuta alla precocità dei tempi: la pesca non era stata ancora regolamentata, per intenderci non c’era nessuno a quei tempi che desse delucidazioni su cosa usare per pescare un pesce piuttosto che un altro e spiegasse tutti i trucchetti del caso, e pertanto Zippa finiva con l’utilizzare come esca qualunque cosa le capitasse sotto mano in quel momento!

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